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Avatar di Nicola Bianco

Due cose: intanto, senza che ciò confligga necessariamente con la tua interpretazione, c'è da dire che in Tolkien il cambiamento - diciamo pure la decadenza - del mondo attraverso le ere è una sorta di integrazione implicita al discorso mitologico esplicito.

Quest'ultimo è ovvio: gli esseri di Arda vedono il passato come vicino alla gloria e all'incanto, all'azione manifesta di dei e forze plasmatrici che nel presente appaiono indebolite o assenti (almeno fino all'epilogo). Epperò si capisce pian piano che il divino non è assente, ma opera imperscrutabilmente (o quasi).

Malgrado qualche prodigiosa reliquia del passato (ruderi, spade, anelli) Tolkien descrive un presente per così dire secolarizzato, in balìa del male e di altri accidenti (questa è senz'altro una allusione alla modernità nella sua accezione classica). Pochissimi (essenzialmente Gandalf) - e con loro sperabilmente il lettore - pervengono alla consapevolezza che Dio si è espresso precisamente in questo celarsi, per cui la provvidenza indicherà un placido mezzuomo e non qualche ieratica figura in armatura lucente, ecc.

Tuttavia, su un piano teologico, la cosa si può spingere anche oltre le intenzioni note dell'autore (naturalmente a mio parere). Se Sauron finirà per eguagliare la malizia di Melkor è pur vero che egli, anagraficamente, non ne è che un epigono. In ciò è simile a molte figure importanti sul finire della terza era: sono tutti epigoni, discendenti, esuli, qualche volta anche male in arnese. Inoltre, Sauron è un fabbro, un ingegnere, cosa che è stata spesso sottovalutata nelle analisi del personaggio.

Se la cifra di Melkor è una invidia di proporzioni letteralmente bibliche, che definirei girardiana, quella di Sauron si delinea per gradi ed è più vicina all'ignoranza, a una forma di cecità. Anche la sua qualità di costruttore contribuisce a delineare un profilo meno impenetrabile al lettore, quasi creativo. Del resto Sauron non sembra mai occuparsi direttamente dei disegni divini in quanto tali, se non quando producono ostacoli materiali ai suoi progetti di dominio sul mondo il quale, oltretutto, vorrebbe 'ordinare'.

In questa prospettiva, a mio parere, Sauron, che è di gran lunga l'essere più potente sulla Terra di Mezzo alla fine della terza era, è a un tempo di più e di meno di un Satana (l'avversario) nell'universo tolkieniano. Di meno perché il suo profilo è decisamente più umanoide, le sue azioni sono strumentali ma per ciò stesso strumentalizzabili (come l'epilogo rivela). Di più perché, nell'era in cui gli antichi portenti si sono defilati, il destino è ignoto anche ai saggi ecc. Sauron è il vero e proprio motore della storia, unico essere dotato di qualità manifestamente divine e regista, pur inconsapevole, dell'intero processo redentivo. In questo, molto più di Melkor, rappresenta l'immagine anamorfica (più che speculare) di Dio stesso, sebbene in una veste demiurgica.

La seconda cosa è la seguente: non sono molto esperto di world-building più recenti nel fantasy ma mi chiedevo se, al di là di teologie più o meno assimilabili ai paganesimi europei o mediterranei (che purtroppo sono la norma) c'è chi ha provato a introdurre nei propri mondi concezioni indigene (note attraverso l'etnografia) o almeno qualcosa di simile. Non mi riferisco a 'religioni primitive' in forma stereotipata, ma a elementi provenienti da altri bacini culturali. Ne sai qualcosa?

Avatar di Lordmax

Purtroppo BG fallisce nell'accogliere la vera origine degli dei di D&D.

In D&D gli dei sono avventurieri che hanno fatto il percorso della divinità e sono diventati quindi esseri divini. Un percorso per ogni classe.

Se si accoglie questa premessa l'intero impiantito divino cambia completamente il suo punto di vista.

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